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La memoria dei suoni

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3131: una fonte da salvare e da studiare

"Pronto 3131?". Così il 7 gennaio 1969, alle ore 10,40 sul Secondo Programma (oggi Radiodue) iniziava una nuova trasmissione: Chiamate Roma 3131. In anni nei quali la parola rivoluzione investiva la società e i costumi, stava per compiersi una vera rivoluzione nella comunicazione del medium radiofonico.
 La radio della Rai, nel periodo fine anni '60, primi anni '70, fu attraversata da una ventata di novità. Il merito fu soprattutto di Leone Piccioni, direttore generale dei programmi radiofonici dal 1965 al 1969, che diede impulso ad un ampio rinnovamento, dei palinsesti e dei programmi, adattato alla particolare fase di cambamento socioculturale.
 La radio di allora dovette reagire a due condizioni che le dettero il giusto impulso per tentare strade nuove ed uscire da un pericoloso declino. Il primo scossone fu il calo di ascolto che, nato inizialmente con la nascita della televisione nel 1954 e ritenuto fisiologico, cominciò a destare preoccupazioni quando nel 1964 avvenne il sorpasso degli abbonamenti alla televisione rispetto a quelli della radio. Il secondo scossone fu la nascita della prima concorrenza. Il 6 marzo 1966 aveva iniziato le sue trasmissioni in lingua italiana, Radio Montecarlo inizialmente con un programma quotidiano di due ore, con una ricca programmazione di musica leggera, un parlato semplice e divertente, senza ufficialità, che cominciò a infastidire la Rai.
 Quella che Franco Monteleone nella sua Storia della radio e della televisione, ha definito "un chiacchiericcio fra pensionati", era una radio molto paludata, ufficiale, rigida (una "radio scritta" perchè nulla veniva lasciato all'improvvisazione), che invece dei conduttori aveva annunciatrici e speaker dalla dizione perfetta, una radio insomma che stentava a stare al passo con i cambiamenti della società.
 La ventata innovatrice di Piccioni fece nascere una serie di programmi che resteranno nella storia della radio non solo per il successo che ebbero al momento, ma anche perchè antesignani di vari generi radiofonici validi ancora oggi: Bandiera gialla (1965), Per voi giovani (1966), Hit parade (1967), Alto gradimento (1970).
 In questa ricerca del nuovo, da un'idea di Adriano Magli e Luciano Rispoli, nasce Chiamate Roma 3131. Rispoli in una sua intervista ricordava: "Ero stato spedito in missione estera. Una domenica per caso ascoltai Radio Lussemburgo: una psicologa rispondeva agli ascoltatori. Non si trattava delle solite lettere, erano telefonate vere, in diretta, in cui la gente parlava dei propri problemi, chiedeva consigli".
 Era il 1968. L'anno successivo nasceva
Chiamate Roma 3131. Il 7 gennaio 1969, in uno studio di via Asiago in Roma, Federica Taddei, Gianni Boncompagni e Franco Moccagatta, con la regia di Ninì Perno, annunciavano, senza rendersene conto dell'importanza, l'inizio di una nuova era radiofonica: quella in cui, grazie al telefono, l'ascoltatore assumeva un ruolo attivo. Il numero che compariva nel titolo, 3131 appunto, era il numero telefonico del distretto di Roma che gli ascoltatori dovevano comporre per intervenire in trasmissione. Si dice che fu il titolo di una rivista del 1958 di Erminio Macario (Chiamate Arturo 777)  a suggerire agli autori il titolo del programma. C'era già nel titolo l'invito a prestare aiuto in caso di soccorso. E così avvenne.
  Il successo del programma fu senza precedenti e soprattutto superò le aspettative. Il pubblico fu talmente entusiasta di poter intervenire direttamente in trasmissione, che le centrali telefoniche SIP subirono un vero assalto. Si registrarono ben presto crica otto milioni di ascoltatori.
  A raccogliere gli sfoghi, le ansie, le gioie, i dolori di un'Italia insospettata, furono chiamate quelle che passeranno alla storia come le "signorine filtro". La trasmissione non era "a tema", ma si svolgeva in base alle telefonate degli ascoltatori e quindi era totalmente improvvisata: fatta non più solo per l'ascoltatore, ma con l'ascoltatore, potremmo dire dall'ascoltatore. Coordinatrice della redazione e curatrice della trasmissione sarà ben presto Rita Manfredi, un nome che troveremo fino al 1995.
 Chiamate Roma 3131 si rivelò ben presto un significativo termometro del costume italiano: lentamente gli argomenti di discussione passarono dalle richieste medico-scientifiche alla psicologia fino alle sfere più intime del privato, della morale, della sessualità. La radio divenne così una voce amica dalla quale cercare conforto e anche un'immediata soluzione ai propri problemi restando però (questa la peculiarità) nell'anonimato.
   Franco Moccagatta, divenuto ben presto la figura carismatica della trasmissione (nei giornali dell'epoca veniva denominato "il confessore d'Italia"), scriverà qualche anno dopo nel suo libro "3131 prima e dopo": "La gente voleva parlare, intervenire, riconoscersi. Da sempre sedeva passiva in silenzio: seduta e muta leggeva il giornale, vedeva la TV, ascoltava la radio, una radio scritta, ricontrollata, letta, registrata: Una radio comunicante non l'immediato ma il mediato. Se la gente compartecipava alla messa con il sacerdote, perchè non avrebbe potuto compartecipare con il conduttore della trasmissione? ".
  Federica Taddei e Gianni Boncompagni lasciarono presto il programma sostituiti da Anna Benassi e al posto di Moccagatta, tra lo smarrimento degli ascoltatori, si alternarono Francesco Garlato, il commediografo Diego Fabbri, l'autore umorista Enrico Vaime fino al 30 giugno 1972, data che segnò il divorzio annunciato fra la Rai e Moccagatta. Per l'Azienda si prospettava una sostituzione non facile.
  Dal 1 ottobre 1972 e fino all'estate del 1975, la trasmissione (che da mattutina divenne pomeridiana) fu condotta dalla coppia divenuta ben presto celebre: Paolo Cavallina e Luca Liguori. La linea della trasmissione si modificò verso una maggiore attenzione sui problemi del vivere comune. Non più quindi un "telefono amico" o una "posta del cuore", ma una specie di dibattito collettivo su questioni di importanza umana e sociale. Anche questa fase del 3131 registrò alti indici di ascolto e di partecipazione. L'ultima edizione terminerà addirittura con una crociera a bordo della nave Capo San Sebastian in compagnia dei "fedelissimi del 3131".
 Dopo un anno di sospensione e di ripensamenti, il 3131 si tinse di rosa. Il 28 ottobre 1976 nasceva Sala F, sotto la responsabilità della capostruttura Lidia Motta. Era il periodo di avvio della riforma della Rai e Radiodue, subentrata al Secondo Programma, ne aveva ereditato il vasto pubblico e alcuni criteri di programmazione, ma aveva anche affrontato il compito di ampliare e arricchire il proprio contenuto culturale e civile. E Sala F si collocava proprio fra queste iniziative, con il dichiarato intento di affrontare i problemi della donna nella realtà di quel periodo, ed era destinata a dare l'avvio ad altre trasmissioni prettamente "specializzate". Lo studio di trasmissione era la Sala F del Centro di Produzione di via Asiago in Roma, e quella iniziale "F" apparve come un segno predestinato a indicare "femminile" o "femminista". A rispondere alle telefonate in studio solo donne, in redazione solo donne, alla regia una donna, Nella Cirinnà e tra gli ospiti una netta prevalenza femminile. A condurre il programma si alterneranno Filomena Luciani, Livia Bacci, Angela Buttiglione, Anna Vinci, Flaminia Morandi. Dalla redazione usciranno nomi come Lauretta Colonnelli, Simonetta Guidotti, Barbara Palombelli.
    Tre anni circa e un altro radicale cambiamento fu introdotto con il nuovo Direttore di Radiodue, Corrado Guerzoni, che al suo arrivo aveva preteso la diretta al posto dellle telefonate pre-registrate: nasceva Radiodue 3131. Quotidianamente , agli ascoltatori veniva proposto uno spaccato di vita quotidiana. La trasmissione  si aprì ai collegamenti esterni gestiti da attori brillanti che nelle edizioni successive furono sostituiti da programmisti.
    La trasmissione cecò altri spazi: all'unica edizione quotidiana, quella del mattino, se ne affiancò un'altra, quella pomeridiana, che poi divenne serale: Radiodue 3131 notte curata da Clemen Castellano. La versione serale (il primo conduttore fu Ivano Balduini) nasceva con compiti differenziati e con ritmi diversi, più consoni al momento della giornata: l'ascolto serale invitava ad assumere toni più intimistici e riflessivi. In una successiva edizione serale venne tentato l'esperimento del contributo delle radio private, proprio per riuscire ad entrare maggiormente nelle realtà locali. Leopoldo Antinozzi, Paolo Taggi, Maurizio Ciampa e Marco Guzzi saranno i conduttori delle edizioni successive.
    Con Corrado Guerzoni, nelle vesti di conduttore-direttore, e di Lidia Motta responsabile del programma, il livello qualitativo della trasmissione toccò il suo vertice. Come egli stesso ricordò nel suo libro "Il valore della parola": "C'è un filo rosso che lega ogni trasmissione, pur nella varietà degli argomenti. Il filo rosso consiste nell'impegno di sollecitare le persone ad uscire dal loro privato, ad aprirsi all'esterno, ad inseririsi nella realtà comunitaria. E quindi fondamentalmente il nostro tentativo è quello di aiutare l'ascoltatore a dotarsi di una capacità critica e di strumenti critici atti a fargli leggere la realtà in modo meno superficiale, meno banale e più approfondito possibile". In conclusione è stato il tentativo, riuscito, di fare dell'ascoltatore, attraverso la mediazione della radio, un protagonista. Guerzoni si fece promotore di svariate soluzioni che aumentarono la popolarità e la diffusione del programma ("andare dove c'è la realtà" era il suo motto) come ad esempio lo "Studio mobile", un pulmino attrezzato in giro per l'Italia affidato al talento innovativo di Gianluca Nicoletti. Con l'uscita di Guerzoni (divenuto nel 1990 vice Direttore Generale per la Radiofonia) e di Lidia Motta (che lasciò la Rai per pensionamento nel 1994) finisce l'epoca "storica" del 3131, che chiude i battenti il 30 giugno 1995 con le edizioni condotte da Paolo Restuccia e Gianluca Nicoletti prima e da Marco Guzzi e Maurizio Ciampa poi.
    Questa in sintesi la storia della fortunata trasmissione della quale, per 11 anni (dal 1981 al 1992), ho avuto la responsabilità tecnica. Alla Direzione Teche della Rai alla quale sono approdato dopo quasi un trentennio di produzione televisiva prima e radiofonica poi, era in atto la digitalizzazione degli archivi radiotelevisivi confluenti nel cosiddetto Catalogo Multimediale, nel quale però (come constatai ben presto) il 3131 era quasi assente. La trasmissione infatti, come altre che andavano in diretta, veniva registrata soltanto su audiocassetta per uso redazionale; non veniva perciò catalogata e inviata alla Nastroteca come avveniva invece per tutte le trasmissioni registrate. Come ultima "memoria storica" rimasta in Rai, sentivo il dovere di evitare al 3131 l'onta dell'oblio. Milioni di ascoltatori (quella che Guerzoni chiamava "la comunità dialogante"), per più di 25 anni hanno creduto nella trasmissione e se ne sono sentiti parte integrante; non salvaguardare la loro testimonianza sarebbe stato come tradirli.
    Così, pochi mesi dopo, Pasquale Santoli (responsabile delle Teche Radio) e Barbara Scaramucci (Direttrice di Teche Rai) mostrarono, nell'accettare il "Progetto 3131", lo stesso entusiasmo che avevo avuto io nel proporlo.
     Ho iniziato così la ricerca di tutto il materiale sonoro, cartaceo e fotografico che potesse darmi l'opportunità di ricostruire questo quarto di secolo di Radiorai che va dal 1969 al 1995. Il primo inaspettato, emozionante frutto di questa ricerca è stato il ritrovamento, presso la Nastroteca della Sede Rai di Torino, delle registrazioni di alcune trasmissioni di Chiamate Roma 3131 sia del periodo Moccagatta-Benassi  che di Cavallina-Liguori: era stata Rita Manfredi, nelle sue ultime settimane di vita, a guidarmi verso questa scoperta. E' un'emozione che si rinnova ogni volta che vengo in possesso di un nuovo documento.
     Delle 7800 trasmissioni andate in onda in 26 anni ne sono state ritrovate circa tremila (delle quali mille recuperate da personaggi che in passato sono stati conduttori, registi, redattori, programmisti, collaboratori) che verranno immesse progressivamente nel Catalogo Multimediale. Il "Progetto 3131" e la storia di questa indimenticata trasmissione, saranno inoltre il tema di una pubblicazione editoriale che è in fase di stesura.
     Rita Manfredi, per venticinque anni curatrice del 3131, in una sua intervista disse "Venticinque anni sono davvero tanti. Immodestamente possiamo considerarci una specie di archivio storico del paese; delle sue emozioni".
      Il 3131 è stato uno specchio dell'Italia; il suo telefono aperto ha registrato gli umori, le tensioni, le domande, dei cittadini, la trasformazione del Paese; un enorme archivio di parole, un osservatorio del tutto particolare, quindi, del costume e dei cambiamenti della società. Un patrimonio, non solo della Rai, che Teche Rai si appresta a custodire.
                                                                                                                                                  
Raffaele Vincenti

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