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Il contenuto del libro 3131

Chi sono > Livello 17 > La prima volta del telefono


Il libro, pubblicato dalla ERI nel 2009, si apre con tre significative introduzioni dalle quali traggo brevi passaggi.
Nella premessa Barbara Scaramucci sottolinea come "
Avere in catalogo il maggior numero possibile di trasmissioni del Chiamate Roma 3131, documentarle e ricostruirne la storia ci è sembrata una splendida avventura, ma anche un nostro preciso ‘dovere’. Raffaele Vincenti, approdato alle Teche dopo lunghi anni di lavoro alla radio, compreso il 3131, si è impegnato in una ricerca complessa e faticosa di bobine non presenti nei magazzini della radio, di testimonianze di tutti i maggiori protagonisti e autori del programma, di documenti cartacei e fotografici, che, sistematizzati e analizzati in chiave di racconto, fanno di questo libro una raccolta unica e un tipico prodotto d’archivio in forma letteraria".
Maurizio Costanzo nella presentazione parla di "una vera rivoluzione che ha fidelizzato l'ascolto, dando alla radio un'immagine comunque diversa ".
E poi la dotta, precisa e accurata prefazione di Franco Monteleone che, con meticolosa analisi storica, chiarisce il processo di evoluzione della radio dagli anni Trenta fino all'avvento del 3131, senza però esimersi da una disamina della situazione contemporanea:
Andiamo quindi ad analizzare il contenuto del libro. La storia del 3131 dal 1969 al 1995 è suddivisa in capitoli che si sviluppano secondo un preciso ordine cronologico che cercherò qui di sintetizzare: "Chiamate Roma 3131 fu infatti un termometro altamente significativo dei cambiamenti che si stavano verificando nel costume italiano. Ciò che induceva molti ascoltatori a comporre quel magico numero di telefono era soprattutto un impulso a confessare, il desiderio di ritrovarsi in un ‘luogo debito’ ove le proprie parole, finalmente pronunciate, acquistavano il diritto a essere ascoltate. Insomma, una forma di salvacondotto per tutto ciò che era tenuto nascosto, ma che alla radio poteva impunemente essere mostrato in pubblico.
E, per la prima volta, la radio divenne la voce amica presso la quale cercare non solo il conforto o l’immediata soluzione di singoli casi umani ma, più profondamente, una rassicurante certificazionedella propria stessa esistenza. Quella stagione, purtroppo conclusa, ha lasciato un segno indelebile
".

                                                                                                 
Gli anni del boom: 1969 - 1972
Il capitolo inizia con la descrizione di tutte le fasi che portarono a quel fatidico 7 gennaio 1969. Luciano Rispoli: "Chiamate Roma 3131 nacque dall’ascolto che io feci di una psicologa che trasmetteva per la Radio francese rispondeva ai quesiti degli ascoltatori su argomenti di sessuologia avendo un notevole successo. Fui impressionato da due cose: intanto dall’argomento che era estraneo alla radiofonia di allora, molto contenuta, se vogliamo un po’ perbenista, e poi dal fatto tecnico, del rapporto diretto tra una persona qualificata (la psicologa) e il pubblico. Questo mi impressionò molto e con Leone Piccioni convenimmo che quella era la rivoluzione, la radio del futuro".
Ancora Rispoli: "
I conduttori scelti per il nuovo programma furono: il brillantissimo Franco Moccagatta, intelligente e molto creativo; l’altrettanto intelligente e creativo Gianni Boncompagni, che era già esploso con Bandiera gialla, un vero genio della comunicazione radiofonica e televisiva, e la giovanissima Federica Taddei.  Avevo bisogno di una voce femminile, gradevole, graziosa  ma non invasiva; non fu facile trovarla, però Federica, vincitrice alla fine del 1968 di un concorso per presentatrici, corrispose esattamente alle mie attese".
Il successo fu immediato: il pubblico era talmente entusiasta di poter intervenire direttamente in una trasmissione radiofonica, che in poche settimane si raggiunsero gli otto milioni di ascoltatori giornalieri. A raccogliere gli sfoghi, le ansie, le gioie, i dolori di un'Italia insospettata, furono chiamate quelle che passarono alla storia come le "signorine filtro".
Dopo circa sei mesi escono di scena F.Taddei e G.Boncompagni; Franco Moccagatta viene affiancato da Anna Benassi che resterà fino al 1972.

                                                                                                         
Due giornalisti al microfono: 1972 - 1975

Dal 1972 al 1975 è la volta di due giornalisti, due voci e volti noti della radio e della televisione. Luca Liguori: La mia passione per la radio si era manifestata intorno ai sette anni quando, con un vasetto di cartone dei gelati che fungeva da microfono, simulavo tutte le radiocronache di Nicolò Carosio. Infatti, alla domanda "Cosa vuoi fare da grande?" rispondevo: "Il radiocronista". Paolo Cavallina si accostava alla radio dopo essere stato il conduttore dei TG delle 17,30 e 13,30.
La messa in onda della trasmissione viene spostata al pomeriggio, nell'orario che va dalle 17,30 alle 19,30. E' una fascia che sembra possa affossare definitivamente il programma che nell'edizione precedente aveva creato grosse difficoltà e malumori fra i responsabili della trasmissione. I primi commenti che troviamo sulla stampa dell’epoca, sono impietosi:
"Chiamate Roma 3131 si è rimessa in cammino con le scarpe vecchie" – "Ancora lacrime per il 3131".
Dina Lipari (allora una delle organizzatrici della trasmissione): «All’inizio la trasmissione non mi piaceva, sembrava un programma tipo ‘la corte dei miracoli’, che peccasse di buonismo. Poi, però, il tono cordiale e bonario di Cavallina e quello asciutto e deciso di Liguori riuscirono subito ad attirare le simpatie del pubblico. Cavallina invitava amici e conoscenti: lo studio era diventato un salotto».
Non si toccheranno più i vertici di ascolto del "ciclo Moccagatta", ma la fascia oraria passerà dalle trecentomila unità al milione.Nell'ultima edizione, 1974-75 Velio Baldassarre prenderà il posto di Luca Liguori.

                                                                                                                  
Il 3131 si tinge di rosa: 1976 - 1979
Nel 1976 Adriano Magli (l’ideologo della formula radiofonica del 3131) decide di modificare il 3131 verso tematiche legate all’emancipazione femminile con il dichiarato intento di affrontare i problemi della donna nella realtà di quel periodo. Nasce così Sala F, una versione tutta al femminile: al
microfono Filomena Luciani e Livia Bacci, alla regia Nella Cirinnà, in redazione solo donne. Il numero telefonico di Sala F, già noto al pubblico, è ovviamente il 3131. La fascia oraria (la più breve nella storia di questa trasmissione) è solo dalle 10,12 alle 11,30.
Così Lidia Motta
, capostruttura del programma dal 1976, ricorda il primo giorno: Il 28 ottobre 1976 andò in onda la prima trasmissione e fu subito bagarre. Il centralino della Rai, oltre il nostro 3131, fu intasato da proteste: eravamo spaccafamiglie, spingevamo le donne fuori casa, a cercare lavoro o chissà cosa, abbandonando i figli. Accuse di ogni genere e una diffusa generalizzata irritazione, mista a indignazione per il nostro gusto di sollevare veli su realtà che andavano tenute nascoste e che, denunciate, avrebbero creato solo malcontento e ulteriori disagi nelle famiglie. Il giudizio sul nostro lavoro fu subito contraddittorio: per taluni eravamo animate da spiriti eversivi, per altri eravamo troppo misurate e ipocrite. Da ogni parte ci chiedevano di connotarci politicamente, per chiarire la nostra identità e per sfuggire all’onta del qualunquismo. Il direttore di Radiodue, Citterich, stentava a parare i colpi che gli arrivavano da tutte le parti dell’arco costituzionale, soprattutto dalla Curia e dall’Osservatore Romano. Avevamo realizzato l’en plein del dissenso, "spiacenti a Dio e agli inimici sui".
A Sala F, nel triennio 1976-1979, si alterneranno al microfono Françoise-Marie Rizzi, Angela Buttiglione, Maria Luisa Algini, Flaminia Morandi, Anna Vinci, Maria Caterina Jacobelli e Manuela Bartesaghi.


Nasce Radiodue 3131: 1979 - 1982
Corrado Guerzoni (direttore di Radiodue dal 1977) capisce che il rapporto con l'ascoltatore è la formula vincente della radiofonia e decide di "raddoppiare" il 3131. Nel 1979 nasce Radiodue 3131 con due edizioni giornaliere: una mattutina (9,30 - 11,30) e l'altra pomeridiana (15 - 16,30).
Il quotidiano L'Unità del gennaio 1980 così si pronuncia sulla nuova formula del 3131: "
È una trasmissione che Flaminia Morandi ha vestito d’attualità non conformista ma spigliata, edulcorata talvolta, ma sempre interessante. E con la Morandi, Anna Vinci e Maria Luisa Algini (nomi e voci noti), Ivano Balduini e Giuseppino Monni (voci e nomi nuovi) e Fabrizio Ravaglioli, che gli affezionati ascoltatori conoscono come il ‘professore’. Parte verso le 9,30 e via per due ore con qualche interruzione e brevi parentesi musicali. Seconda parte il pomeriggio. La Morandi la definisce un ‘rotocalco radiofonico’, forse il primo. Che vada tutto ‘in diretta’, che non abbia finzioni è un altro segno di merito anche se spesso può nascondere problemi la cui soluzione è affidata all’improvvisazione. Come improvvisato, in fondo, è tutto il rotocalco. Si scelgono gli argomenti, si fanno accomodare gli ospiti attraverso una porta che cigola e si parte su un treno che non ha classi."
L'anno successivo troveremo al microfono Francesca Boesch, Anna Leonardi, Angelo Bonzanini, Cristina Sborgi.Nell'ultima edizione di questo ciclo Corrado Guerzoni debutterà come conduttore ufficiale del 3131, coadiuvato da Gabriella De Luca, Emilia Costantini, Ornella Coglitore, Cristina Joos.



L'era Guerzoni: 1982 - 1990
Nel 1981 Corrado Guerzoni (direttore di Radiodue dal 1977) assume anche il ruolo di conduttore di quella che è ormai la trasmissione di punta della Rete. Capostruttura del programma è Lidia Motta. E’ un sodalizio e una simbiosi che durerà fino al 1990, un lungo periodo di "scuola guerzoniana" che formerà tanti giovani che in futuro saranno giornalisti, registi, autori, conduttori, curatori di programmi radiofonici e televisivi. Non è solamente un nuovo capitolo del 3131, una nuova svolta del programma, ma l’inizio di un’era: quella di Guerzoni conduttore. Tutto è sembrato incasellarsi in maniera tale per cui, dalla stagione 1982/1983, Guerzoni è solo alla conduzione: «Io conduco perché è l’unico modo di fare esperienza radiofonica, di entrare in contatto col pubblico, di conoscerlo, di ‘vederlo’, di sperimentare le possibilità vere, reali, del palinsesto. Questo non vuol dire che un direttore debba sempre condurre, ma siamo in una fase di ricerca e bisogna che chi si impegna faccia l’esperimento sul campo».
Durante questi anni la trasmissione si avvale dell'ausilio dello "Studio Mobile", un pulmino attrezzato in grado di trasmettere da ogni luogo d’Italia: la radio si fa così dovunque e l’ascoltatore può intervenire anche dalle piazze.
Nasce anche l'edizione della sera: Radiodue 3131 notte.
Lo spazio, interamente dedicato alle telefonate col pubblico, richiese un’impostazione totalmente diversa: il dialogo acquistò in intensità comunicativa, favorita dall’ora tarda, incline ai toni sommessi della confidenza e del racconto personale. Quindi non più una variazione del 3131 del mattino ma una trasmissione autonoma, viva e vitale. Si vuole ricuperare il privato, riscoprire sensibilità e sentimenti, ritrovare il linguaggio autentico, depurato da ogni residuo di retorica e ipocrisia.


Era d'estate di Simona Fasulo
Quello che era il sogno di Guerzoni, un 3131 che non si interrompesse durante l'estate, si realizza paradossalmente quando lui non è più il conduttore del 3131 e nemmeno direttore di Radiodue. Nel 1990 e 1991 va in onda Pronto Estate
(regia di Mauro De Cillis) condotto da Simona Fasulo che è anche l'autrice di questo capitolo inserito nel libro a pag. 201.Scrive Simona: Del 3131 invernale manteneva la struttura: un solo tema da dipanare in un'ora e mezza, le telefonate degli ascoltatori (al numero 3131 di Roma ovviamente) filtrate dalla redazione, i servizi registrati dei programmisti. I temi di Pronto estate erano popolari, nel senso che abbracciavano veramente tutta la gamma della vita quotidiana, dagli oggetti alle abitudini comuni, trattabili da tutti i punti di vista, con ospiti altolocati e colti e con le voci della gente, che non chiedeva per una volta consigli o risposte, ma raccontava di sé.


Finale di partita: 1990 - 1995
Nell'estate del 1990 Corrado Guerzoni viene nominato Vice Direttore Generale per la Radiofonia. Per Radiodue e per il 3131 è un terremoto. Il nuovo conduttore della trasmissione, questa volta, va trovato per davvero e in fretta. Ha inizio così il travaglio di Lidia Motta: Scegliere il nuovo conduttore rimaneva affar mio e nemmeno Guerzoni fu prodigo di suggerimenti. Scelsi la soluzione più difficile: lo sostituii con l’intero gruppo dei programmisti, quasi a voler sottolineare un legame col passato e nel contempo l’emancipazione degli ex allievi. Fu una scelta fatta per dimostrare (non so se Guerzoni l’avesse voluta, comunque l’ha molto apprezzata come idea) che il 3131 erano i giovani. Chi andava al microfono era la sua eredità.
I giovani erano: Gianluca Nicoletti, Silvia Calandrelli, Monica Mondo, Andrea Porporati, Marco Ferrazzoli. Eloisa Gallinaro e, in seguito Marisa Mantovani, Eleonora Belviso, Francesco Cirafici e Maria Di Cosimo. Fu un esperimento che funzionò per alcuni di loro ma che comunque servì per decidere che nei due cicli successivi (1991-92 e 1992-93) i conduttori furono coloro che più di tutti si erano formati alla "scuola guerzoniana" e cioè Gianluca Nicoletti e Paolo Restuccia (che era stato per anni regista della trasmissione). Le ultime due edizioni di questa storica trasmissione si chiudono con Maurizio Ciampa e Marco Guzzi, coloro che avevano debuttato al 3131 come conduttori delle edizioni serali.


Una palestra della mente di Raffaella Soleri
Nell'ultimo capitolo del libro Raffaella Soleri descrive il prezioso contributo della redattrice alla trasmissione:
Potremmo definire la redazione del 3131 una palestra della mente. Tutto quello che avevi studiato all’università serviva, eri chiamato a metterlo in pratica, a sfruttarlo, ma non bastava mai. Bisognava sempre saperne di più: informarsi, approfondire, ricercare, creare collegamenti, suggestioni, riferire puntualmente opinioni, citarle testualmente. Il tutto con estrema capacità di sintesi.
Lavorare nella redazione del 3131 era una sfida contro l’ovvietà, contro gli stereotipi. Per chi come noi, sei giovani ragazze, si era appena laureata rappresentava la perfezione. Ci stupiva pensare che ci pagavano per leggere i giornali, per andare in biblioteca e per studiare, per proporre trasmissioni e fornire al conduttore, nonché direttore di Radiodue, Corrado Guerzoni, peraltro preparatissimo, piccole tesine sull’argomento della puntata. Ma era anche una lotta contro il tempo. Capitava di dover leggere un libro in due giorni e di doverne riassumere il senso, citando le frasi salienti, mettendone in risalto tutti gli aspetti oltre, ovviamente alla biografia dell’autore.
Vorrei aggiungere che Raffaella Soleri è l'esempio di come al 3131 fosse possibile "fare carriera". Nata come redattrice, in pochi anni divenne coordinatrice delle redattrici, regista, conduttrice, inviata con lo Studio Mobile.


E dopo?

Nell'ultimo brevissimo capitolo, con l'aiuto di Daniela Recine, cito le edizioni del 3131 che si sono succedute dal 1995 al 2001. L’avvicendamento in tempi ristretti (quasi uno ogni anno) dei direttori dei programmi radiofonici, la poca convinzione di portare avanti una trasmissione impostata da Lidia Motta e Corrado Guerzoni, senza più la presenza di Rita Manfredi che per 25 anni aveva garantito la tradizione e la continuità redazionale, il programma lentamente si ‘svuota’ fino a esaurirsi in poche edizioni. Questi i titoli degli "esperimenti": Radio Zorro 3131 (Oliviero Beha), Chiamate Roma 3131 (Donatella Raffai), 3131: fatti e sentimenti (Roberta Tatafiore), 3131 chat  (Carola Silvestrelli), 3131: costume e società (Pierluigi Diaco) e ancora Chiamate Torino 3131 (Gian Luca Favetto).

Ho avuto il piacere che la postfazione del libro fosse curata da Giorgio Simonelli docente di Comunicazioni Sociali all'Università Cattolica del Sacro Cuore oltre che consulente di Rai Educational. Il suo capitolo "Libertà e partecipazione", così inizia: Chiamate Roma 3131 – o "come dicevan tutti" semplicemente il 3131 – non è stato solo un programma di successo, seguito, amato, criticato, dileggiato, imitato, considerato, per valutazione unanime degli storici e dei critici, punto di svolta decisivo nel percorso della radiofonia italiana. Il 3131 è stato molto di più.

Dopo aver analizzato il percorso storico della trasmissione si sofferma in particolare sul valore dell'esperienza della comunicazione radiofonica con l'intervento dell'ascoltatore attraverso il telefono e così chiude: Come rivelano le sensazioni e le atmosfere rievocate poco sopra e che inquietavano già vent’anni fa anche alcuni protagonisti di primo piano, sembra difficile poter escludere che quell’esperienza, in cui ci si proponeva e illudeva di dare uguali diritti a tutte le voci, di mettere sullo stesso piano tutte le opinioni, di dare dignità, pari dignità a tutte le posizioni, ma in cui spesso l’argomentazione logica, la finezza e la profondità del sapere venivano sopraffatte, specie là dove si rinunciava a una guida forte del dialogo, dall’irruenza, dall’apoditticità degli enunciati e dalla sicurezza nell’enunciazione, dall’enfatizzazione del vissuto personale, quell’esperienza che puntava ad allargare le possibilità di partecipazione democratica contenesse anche elementi di segno contrario e aprisse le porte mediatiche a quella tendenza minacciosa per ogni democrazia che si chiama populismo.

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